
Le amiche (1955)
I tre volti - titolo episodio "Il provino"(1965)
Blow-Up (1966)
Professione reporter (1975)
Il mistero di Oberwald (1980)
Al di là delle nuvole (diretto conWim Wenders) (1995)



Eccoli, per tutti gli increduli, stupiti o assetati di rock, a Roma ritornano dopo diciassette anni i Rolling Stones. Nonostante spesso si senta vociferare di un loro abbandono, scioglimento o (peggio) cedimento (palme comprese), questi termini non si riescono proprio a trovare nel vocabolario di Mick, Keith, Charlie e Ronnie. Insieme ancora una volta, p
er l’ennesima volta, costruiscono semplicemente il più grande spettacolo musicale che si possa ammirare da quarant’anni a questa parte. Ogni sera un megapalco, stessa lingua gonfiabile, stessa grinta e stessi ammiccamenti. Nessuno sembra stancarsi di loro, neanche il loro amico e fan d’eccezione Martin Scorsese presente alla serata romana. L’inizio del concerto è come al solito carico di pathos e con Start me up comincia la lunga carrellata sui quattro decenni di storia della band. Fra pezzi inaspettati (Can’t you hear me knocking, Rock off), cavalli di battaglia e un tributo all’icona James Brown, il concerto non lascia un momento di tregua. Per gli amanti dei primi stones viene anche eseguita Ruby Tuesday, unico brano “morbido” in scaletta. Semplicemente straordinario Ron Wood, più che mai in forma, sfodera tocchi di classe in slide e trascinanti assolo da stadio, donando ai fan un motivo in più per drizzare le orecchie. Mick Jagger e Charlie Watts, sono agli antipodi per mimica e “piacioneria”: fermo e sicuro alla batteria l’uno (come sempre), assatanato e divertente l’altro (come sempre). Il pirata Richards, dal canto suo, non molla. E’ incredibile con quanta forza e con quanto entusiasmo continui a macinare Jumping Jack Flash, Satisfaction o Paint it Black e con quanta passione canti i suoi pezzi forti: You got the Silver e Happy. In serata di grazia anche i fedeli Chuck Leavell alle tastiere e Darryl Jones al basso, scatenati nella bella introduzione di Simpathy For the Devil. Qualche parola va spesa certamente per gli attori non protagonisti, Lisa Fischer e Bobby Keys che con talento ed entusiasmo rendono la serata ancora più godibile. Magnifica lei nel pezzo-tributo a James Brown I’ll go Crazy, applauditissimo lui in Can’t you hear me knocking e Brown Sugar
.
Dunque tutto perfetto nella notte della capitale, audio, luci e perfino i giochi d’artificio, per la gioia anche di coloro che proprio in quegli istanti hanno sorvolato, il cielo sopra l’Olimpico, probabilmente su un aereo di linea. Infine, da lodare l’iniziativa di chi per “protestare” contro i biglietti costosissimi ha “sfondato” le barriere che separano la curva dal campo di gioco, invadendo pacificamente l’area sotto il palco. In tal modo, il concerto si è tenuto in perfetto stile Rolling Stones: show impeccabile, grandi emozioni e la band che si inchina a fine concerto per salutare il pubblico come se fosse un eterno arrivederci . Una domanda però se la sono posti tutti coloro che sono entrati allo stadio prima delle venti e trenta: chi ha scelto i tre scalmanati che si sono esibiti come gruppo-spalla ?
Chi ama il “Blues” doveva recarsi allo stadio della pallacorda il 18 luglio, solo così avrebbe assistito ad un indimenticabile concerto blues. (regola valida anche per le altre tappe italiane)
I cancelli d’ingresso aprono alle 20.30 e sono pochi coloro che si presentano nettamente in anticipo. Il pubblico è formato solo da 500/600 persone in un luogo che ne poteva ospitare il doppio. E il resto? Ignari del fenomeno John Mayall privo di fama? Forse solo in Italia, visto che John Mayall in patria è il padre del British blues, con una carriera lunga quasi mezzo secolo.
Alle 21.30 il concerto prende vita con l’esecuzione di brani blues da un gruppo spalla italiano per l'occasione, niente male come band, tutti piuttosto bravi. L’unica considerazione da fare e che, si sa, il blues in italiano rende poco, o meglio ci vuole tutto il genio di Ivan Graziani per far riuscire al meglio l’accoppiata. Appena il gruppo spalla finisce, ecco che risalgono i collaboratori insieme ai musicisti di John per sistemare nel migliore dei modi l’impianto audio e preparare la strumentazione. E chi scorgiamo tra i soundceck e gli strumentisti? Si, proprio lui, John Mayall, a concerto non iniziato che prova la sua tastiera per assicurarsi che tutto sia apposto. Inizialmente nessuno l’aveva notato ma dopo una manciata di secondi, ecco che il pubblico, composto da grandi fans, lo riconosce e si fa sentire.
Lo spettacolo inizia, i Bluesbreakers: Buddy Whittington (chitarra), Hank Van Sickle (basso), Joe Yuele (batteria), aprono il concerto prima della ri-entrata in scena di John Mayall e qui già la band mostra tutte le sue qualità. Buddy Whittington , un vero mostro di bravura con la chitarra e con una voce potente da vero bluesman, esegue due pezzi prima di annunciare il protagonista della serata, che per ben 2 ore sfodererà la sua strepitosa anima blues.
Il concerto è risultato perfetto, confermando i pareri entusiasti di amici in Sicilia che hanno assistito alla tappa di John all'Etna Blues Festival a Mascalucia (CT) il 16 luglio. John Mayall a 73 ann
i dimostra ancora di essere un bluesman per eccellenza, performance vocale ottima, passa dalla tastiera all’armonica offrendo assoli entusiasmanti, dando la sensazione ai chi lo vede che ancora oggi dopo tutti questi anni non riesce a fare a meno del blues. Si diverte e allo stesso tempo fa divertire il suo pubblico. Stupefacente. Etichette: (John Mayall foto Roma 2007, Video John Mayall Roma Stadio della Pallacorda (foro italico)
a sinistra Buddy Whittington






Novità su Rollingmovie, Rubrica Mensile Musicale : 





Trama:
In un ospedale militare americano da campo, durante la guerra di Corea, 3 ufficiali medici, pur prestando la loro opera di chirurghi con bravura e dedizione, sono insofferenti alla disciplina. Dopo alcuni atroci scherzi e qualche “non autorizzato" aiuto, verranno messi sotto inchiesta, ma se la caveranno con una partita a rugby….
Mobile Army Surgical Hospital
o più semplicemente M.A.S.H, è il titolo di uno dei film più divertenti, irriverenti e dissacranti che la cinematografia mondiale abbia mai avuto. Una ingegnosa collana di episodi surreali e grotteschi sempre accompagnati dall'angelo custode dell'ironia.
La pellicola rivela quella complessità narrativa e registica caratteristica dei film di R., dove le scene si sviluppano su più piani e dove non esiste un vero personaggio principale.
Altman si annovera appunto, per essere stato tra i maggiori innovatori del cinema, e l’uso della profondità di campo si può giustamente definire un suo marchio di fabbrica. Con essa il regista tende sempre a creare un contesto “corale” dove non esiste un singolo protagonista , ma tutti si ricavano nel film il loro spazio ( cosa di assoluta novità nel cinema americano che tendeva sempre a creare il “divo”) e il risultato per chi lo guarda, è che, in una qualche maniera, si fa coinvolge maggiormente. Inoltre le scene sono zeppe di particolari, talvolta minimi, che lo spettatore spesso subisce passivamente, come subliminari.
Di grande effetto le lunghe carrellate che conferiscono scorrevolezza alle scene mantendo integro il contesto sottostante.
Per quanto riguarda i dialoghi, essi sembrano aggrovigliarsi tanto che, se non si dispone di un ottimo audio, la comprensione di tutte le discussioni e battute può risultare molto difficile; anche per questo, forse, non si può pienamente apprezzare in un'unica visione. Il cast è composto da un'affiatata squadra (in questo caso rugby..) di ottimi attori: D.Sutherland 'Occhio di falco', E.Gould 'Razzo John', Sally Kellerman 'Bollore', l'efficentissimo 'Radar', R.Duvall e molti altri, tutti riconosciuti con un nomignolo (come a voler allontanare ancora di più quell'atmosfera di militarismo, che invece impone etichette diverse). Come dimenticare scene bellissime come quella "dell'ultima cena" oppure l'esilarante voce del campo con i suoi annunci(?). Un film cult per la sua cinica politica antimilitarista ma che dovrebbe essere un must per la commedia mondiale. Il tutto per quasi 2 ore all'insegna di un "sano" divertimento.
Un film assolutamente da vedere e rivedere
Valutazione:
Recensione a cura di Mash
Curiosità : non tutti i soprannomi dei personaggi sono tradotti alla lettera, nell'edizione americana: Razzo John è Trapper, cacciatore di pellicce
Bollore è Hot Lips, labbra bollenti
Vin Santo è Dago Red, vino rosso
Brioche è Dish, fondina
Cassiodoro è Painless Pole, palo indolore
Catapulta è Spearchucker, lanciere.
Premi : sono più di una trentina, tra i quali Palma D’Oro al Festiva di Cannes e Oscar per la sceneggiatura a Ring Lardner Jr
Scheda del film
Titolo originale : M.A.S.H.
USA 1970 durata 116’
Genere : Comico
Tratto dal romanzo omonimo di Richard Hooker
Etichette: (M.A.S.H., Robert Altman, I film di Robert Altman, Cinema, Musica e ...., Mash di Robert Altman)







orma nel panorama della musica mondiale. The Genius, come venne ben presto soprannominato per il suo talento, è il maggiore innovatore della Black Music. Le sue radici musicali si rifanno allo stile di leggende musicali come Nat King Cole, Big Joe Turner, Charles Brown, Duke Elligton; al boogie di Pete Johnson, di Albet Ammons e di Meade Lux Lewis; al gospel che ascoltava nelle chiese e altro ancora.

que da questa sorta di “riciclaggio” Quentin sa sempre plasmare qualcosa di nuovo e prorompente. Fortunatamente il flop americano lo ha convinto a separarsi dal suo "collega" Rodriguez e rimontare il film. Ho visto la versione americana e la considero inferiore a quella italiana.
arte si ricomincia ma questa volta Quentin cambia l'esito portandoci in una dimensione più adrenalinica. Adesso T. sembra veramente portarci indietro nel tempo, sembra di rivedere classici del cinema di azione, appunto citati nel film, caratterizzati da adrenalici inseguimenti in macchina dove molto merito si doveva nella bravura degli stunt-man e piloti (come ricorda ironicamente lo stesso Stuntman Mike). Qui vengono rispettate queste caratteristiche e con un bel montaggio e un sonoro roboante lo
spettatore finisce per tenere strette le mani sulle poltrone. Le attrici sono tutte, oltre che belle, brave nel ruolo dei "maschiacci" visto i dialoghi molto sboccati che sembrano essere più tipici degli uomini. Ci sarebbe poi di parlare della bella fotografia in stile retrò, peraltro curata dallo stesso Tarantino, dei tagli sballati che ricalcano quella atmosfera da B-Movie, della musica sempre ricercata e spesso ossessiva e le varie citazioni del cinefilo Quentin ( Kill Bill in particolare) e chi più ne ha più ne metta.

