lunedì 24 dicembre 2007

Pausa natalizia

BUONE FESTE!

venerdì 14 dicembre 2007

Quiz musica : The Beatles




"And in the end the love you take is equal to the love you make"
(The End - Abbey Road)

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martedì 11 dicembre 2007

Led Zeppelin - Reunion 10.12.07

Solo 18.000 fortunati hanno assistito al concerto-evento dell'anno



Dopo 19 anni i Led Zeppelin, uno dei gruppi più influenti della storia del rock, si sono riuniti all'Arena O2 di Londra per un evento che fa rivivere per una sera la loro leggenda. Anche se, secondo alcune voci, dopo questa 'reunion' ci potrebbe essere un vero e proprio tour.

Circa 20 milioni di persone si erano registrate per acquistare i biglietti, a 125 sterline l'uno, ma solo in 18.000 hanno assistito al concerto. Gli Zeppelin, ovvero Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e Jason Bonham, sono nati nel 1968. Il loro primo album risale al 1969, Led Zeppelin II. Il quarto disco della band, pubblicato nel 1971, conteneva il loro brano più famoso, Stairway to Heaven.

Durante la loro carriera hanno venduto 300 milioni di album. Ormai ultra-sessantenni, sono considerati uno dei gruppi più influenti della storia del rock, una band il cui seguito non è mai venuto meno nei decenni dopo la loro separazione, nel 1980, raccogliendo fan tra tutte le generazioni, anche le più giovani. Dopo la rottura, Page e Plant hanno continuato a collaborare, e il gruppo si era brevemente ricostituito per un concerto benefico nel 1988, tre anni dopo aver preso parte al Live Aid. Sul palco si sono esibiti in un concerto-tributo per ricordare Ahmet Ertegun, morto alla fine del 2006 e fondatore della casa discografica Atlantic Records, che lanciò il gruppo nel 1968. Il concerto-evento doveva inizialmente svolgersi il 26 novembre scorso, ma poi è slittato perché Page si è fratturato un dito lavorando nel suo giardino.

La band, sul palco per due ore di concerto, ha provato per settimane la scaletta di classici come Whole lotta love e Stairway to heaven in uno studio presso Windsor.





LED ZEPPELIN - live O2 Arena, London, UK
10 December 2007
Scaletta:
01. Good Times, Bad Times
02. Ramble On
03. Black Dog
04. In My Time Of Dying
05. For Your Life
06. Trampled Under Foot
07. Nobody's Fault But Mine
08. No Quarter
09. Since I've Been Loving You
10. Dazed and Confused
11. Stairway To Heaven
12. The Song Remains the Same
13. Misty Mountain Hop
14. Kashmir
15. Whole Lotta Love
16. Rock and Roll


"La battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo


Spesso capita di vedere film che riescono a prenderti tanto da rendere impossibile non parlarne e la battaglia di Algeri in me ha suscitato questo. Di pellicole del genere guerra ne ho viste tante, ma raramente di questa forza e contemporaneamente di così assoluta lucidità! Molti dei film bellici ( verrebbe da dire di propaganda) sembrano essere fatti come se, i protagonisti (presentati come "eroi") siano in assoluto quelli che hanno le ragioni, e dall'altra parte i nemici vengono visti come imbecilli, mossi non si sa da quale logica. Io non dico che la "ragione" non possa stare maggiormente da una parte, anzi, ma trattare il nemico come una bestia cieca lo trovo irragionevole.
Il film ha il seguente pregio, non di giustificare ma di spiegare le ragioni anche di chi sta dall'altra parte.

Ambientato in Algeria, ad Algeri più precisamente, nel periodo delle ribellioni all'occupazione francese nel periodo che va dal 1954 al 1962 e che costò la vita a un milione di algerini oltre a circa 2 milioni di deportati nei campi di concentramento.
I protagonisti-antagonisti sono: dalla parte degli algerini, uno dei capo dei rivoluzionari dell'FNL "Alì La Pointe" (Brahim Hadjadj) e dall'altra parte il Colonnello Mathieu (Jean Martin).
Basato su una sceneggiatura di Solinas e dello stesso Pontecorvo, il film elabora
tra atrocità come attentati, torture e scontri a fuoco, un quadro estremamente lucido della insostenibile situazione che si venne a creare in Algeria.
Vari sono i temi che fanno amaramente riflettere. Tra questi colpisce la voce dei soldati francesi, quella del colonnello Matthieu il quale, pressato dalle domande dei giornalisti che mettono in evidenza le terribili modalità nel combattimento ai rivoluzionari, riassume in una domanda il nocciolo fondamentale della situazione e cioè:
"la Francia deve restare ancora in Algeria? Se si dovete accettare tutte le necessarie conseguenze", in quanto, aggiungo, in guerra non è facile valutare metodi e misure, essa comunque (anzi fondamentalmente) è un'atrocità, è un circolo vizioso che presenta "necessità" incresciose. A ricordo va la frase del letterato rivoluzionario che sentendo accusare il suo popolo di essere meschino, dato che combatte con attentati, dice che se avessero la possibilità, anche loro userebbero bombardieri per distruggere e incendiare i nemici!
Inoltre lo stesso letterato in un'altra momento dice:
"il terrorismo non può assicurare la vittoria in guerre e rivoluzioni, la lotta rivoluzionaria è ardua, ma vincere è il più difficile di tutti. E solo dopo cominciano le vere difficoltà."
A conferma vanno i numerosi decenni dopo la proclamazione dello stato algerino, passati ancora tra massacri per la conquista del potere.
A parte le personali idee che ognuno può crearsi vedendo il film, sulla guerra, sulla guerriglia, su oppressi e oppressori e in generale sulla nostra travagliata ed emblematica esistenza, l'esperienza ci arricchisce della presa di coscienza di una spietata verità.

Parlando degli aspetti tecnici è impossibile non dare meriti al film in questo campo. Infatti per le riprese vennero usate tecniche all'avanguardia per l'epoca, in uno stile asciutto con una forma simile al documentario( il regista ha sgranato alcune immagini per renderle simili ai cinegiornali), vi è un forte uso della telecamera da 16mm a spalla che conferisce molto senso reale all'azione, il tutto con un'energia degna dei miglior film bellici.
Stupenda e suggestiva l'ambientazione negli stretti vicoli della Casbah.
Gli attori sono tutti, ad eccezzione di Jean Martin, attori non professionisti presi dalla strada, ma a guardarli sembra difficile visto la grande carica espressiva del protagonista.
La rinuncia all’attore (o all’attrice) protagonista sul quale si fonda e dal quale si sviluppa la story, si rivela una vera e propria rivoluzione nell’ambito della narrativa cinematografica, abituata fino ad allora ad "appoggiarsi" a personaggi da psicologie solide, capaci di far scattare il processo d’identificazione con lo spettatore.
Al personaggio di Alì, infatti, manca l’elaborazione psicologica tipica del "personaggio classico", quella che svolge è una funzione principalmente retorica: il suo personaggio, infatti, è costruito e messo in scena come una metonimia, come un simbolo, il simbolo di tutto il popolo algerino. E’ per questo che egli è il protagonista dell’inizio del film: Alì rappresenta tutto il popolo algerino nella sua presa di coscienza.
Mathieu, invece, è una figura contraddittoria e piena di sfaccettature, estremamente affascinante per l’elevato grado di complessità psicologica che riesce ad esprimere. Sicuramente è una delle figure più riuscite non solo dell’intero sodalizio Pontecorvo-Solinas, ma una delle più convincenti di tutto il cinema storico-politico italiano. E’ proprio attraverso il personaggio di Mathieu e della contraddizione interiore che esprime, infatti, che l’autore pisano riesce, mi ripeto, a mantenersi equidistante dalle parti, a dare una motivazione plausibile e non strumentale al colonialismo francese. Pontecorvo attraverso l’attenta rappresentazione del colonnello dei paras francesi dimostra di non essere caduto nella trappola di un’empatica partecipazione alla vicenda in favore degli algerini e, di conseguenza, di una rappresentazione di parte degli avvenimenti.
La splendida fotografia di Marcello Gatti e la scelta di brani musicali in alcune particolari sequenze (ad esempio, La passione secondo Matteo di J.S Bach nelle sequenze dei due attentati, quello francese nellacasbah e quello algerino al dancing), contribuiscono a dare al film quella particolare tensione dialettica tra i fatti e il modo come vengono guardati.
Le sapienti musiche sono opera del maestro italiano Ennio Morricone.
Il film è stato insignito di numerosi premi anche se ha avuto problemi di uscita in Francia ed in Inghilterra.
Tuttavia nell'opera resta qualcosa di imperfetto, visto che presenta dei limiti. Non mostra infatti l'opposizione crescente dei soldati francesi, i numerosi scioperi delle classi lavorative francesi contro il governo di De Gaulle, oppure le fazioni avverse a quelle dell'Fnl. Tutto ciò comunque non toglie i meriti precedentemente citati e soprattutto quella intelligenza che lo contraddistingue.
Assolutamente imperdibile e senza tempo

La battaglia di Algeri
Italia-Algeria 1966

Regia: Gillo Pontecorvo
Con: Con Yacef Saadi, Jean Martin, Michele, Fawzia El Kader, Ugo Paletti, Tommaso Neri, Mohammed Ben Kassen, Kerbash, Franco Morici, Brahim Haggiag.
Genere: Drammatico

Durata 121 min. Bianconero

Fotografia: Marcello Gatti

Montaggio: Mario Morra, Mario Serandrei.

Musiche: Ennio Morricone, Gillo Pontecorvo.

Scenografia: Sergio Canevari.

Premi:

-Nastro d'argento alla miglior regia, alla migliore fotografia, alla migliore produzione

-Leone d'Oro al Festival di Venezia

-3 nomination ai premi Oscar (film straniero, regista, sceneggiatura originale)

domenica 9 dicembre 2007

I 5 album del biennio 2006/2007

Jerry Lee Lewis
Last Man Standing (26 Settembre, 2006)

Jimmy Page, Keith Richards, B.B. King: questi sono solo alcuni fra gli artisti che si sono messi in gioco nell’ultimo strepitoso album del “Killer” del Rock ‘n’ Roll. Tutti i brani sono delle cover che hanno segnato la storia del rock degli ultimi 50 anni. Il disco è permeato dall’inconfondibile tocco
di Jerry Lee Lewis che a tratti sovrasta anche musicisti del calibro di Eric Clapton, Ron Wood e tanti altri. Si passa, durante l’ascolto, dal Rock ‘n’ Roll infuocato al blues più elegante, il tutto avvolto da un’aria di felice armonia come
in una serata fra vecchi amici. Imperdibile.


John Mayall and the Bluesbreakers
In the Palace of the King (17 Aprile, 2007)

Un album interamente concepito per immergersi nel mondo del blues. Con più di 40 anni di carriera alle spalle John Mayall omaggia con questo lavoro un’altra icona del passato: Freddy King. Impreziosito dalla sontuosa chitarra del “grande” Buddy Whittington l’intero album è da considerarsi una vera chicca per tutti gli appassionati del blues vecchia maniera. I pezzi risuonano in modo chiaro e diretto con la stessa potenza di uno dei concerti che ancora “the father of english blues” riesce a regalare ai propri fans.



J.J. Cale Eric Clapton
The Road to Escondido (7 Novembre, 2006)

Insieme, per la prima volta in un album in studio si incontrano gli stili di Eric Clapton e J.J. Cale. Spesso, come molti sanno, le vite artistiche dei due si sono incrociate dando vita a brani leggendari come “Cocaine” di J.J. Cale portata
al successo da "Slowhand". Entrambi, a proprio agio fra rock, blues e country concedono agli ascoltatori attimi di classe
e di pura magia. Da intenditori.


Bob Dylan
Modern Times (29 Agosto, 2006)

I “tempi moderni” secondo Bob Dylan. L’ennesima opera di Mr. Zimmerman rappresenta in qualche modo l’intero percorso musicale compiuto fin qui dal più grande cantautore americano. Con la voce roca che ormai da qualche anno a questa parte lo contraddistingue, Dylan canta l’America di oggi, accompagnato da una band che lo supporta in modo egregio. In Modern Times ritroviamo in parte il suo lato rock-blues più energico ed irruente, sia il Dylan riflessivo ma mai rilassato a cui siamo abituati. Sound più che piacevole che dona all’album un’arma in più per impressionare anche i critici. Dylaniano.


Albert Lee
Road Runner (11 Aprile, 2006)

Inconfondibile, inimitabile ritorna la voce e la chitarra di Albert Lee. Un album pregustato da pochi fortunati nelle date italiane del tour 2007 del famoso chitarrista più volte “spalla” di grandi artisti come Clapton ed Emmylou Harris (nota cantautrice folk-rock statunitense).
Blues e country si intrecciano in un vortice coinvolgente che diverte con spensieratezza e un pizzico di nostalgia. Il virtuosismo di Albert Lee la fa da padrone, trovandosi egli a proprio agio fra le radici della musica americana, in un disco che scorre inarrestabile.

sabato 8 dicembre 2007

The Who


« Gli Who resteranno probabilmente il più grande gruppo dal vivo di sempre. »
(Eddie Vedder su Rolling Stone)



I The Who sono uno storico gruppo musicale rock inglese originario di Londra, considerato uno dei maggiori gruppi rock'n'roll di tutti i tempi. Le prime apparizioni dal vivo degli Who risalgono al 1964, con quella che è considerata la storica line up del gruppo: Pete Townshend (chitarrista e autore della maggioranza delle canzoni), Roger Daltrey (voce), John Entwistle (basso elettrico) e Keith Moon (batteria). Dopo un breve periodo da portabandiera del movimento Mod inglese, gli Who raggiungono il successo nel 1965, con l'uscita dell'album My Generation, il cui omonimo brano si dimostra essere un successo, nonché uno dei pezzi ancor oggi più conosciuti e rappresentativi della band.

In A Quick One, pubblicato nel 1966, è possibile notare il progredire della ricerca musicale di Townshend in direzione della realizzazione di una opera rock a carattere teatrale, che si concretizzerà poi in Tommy (1969) e nel più maturo Quadrophenia (1973), nel cui film associato comparirà anche un giovanissimo Sting. Del 1978 è anche un documentario sulla storia del gruppo dal titolo The Kids Are Alright (in Italia Uragano Who).

Tra i principali protagonisti della Swinging London, l'influenza della loro musica si può notare nei contemporanei Beatles e Rolling Stones,[1] un'onda lunga che va dai Led Zeppelin ai Sex Pistols, dagli U2 agli Oasis passando per i Pearl Jam.

È particolarmente discusso l'inserimento degli Who all'interno del genere proto-punk, ovvero a quella derivazione del garage rock che a metà anni settanta porterà Ramones, Sex Pistols, The Clash[1] ed altre band a creare il punk rock ed in particolare il punk 77. La distanza stilistica degli Who con altre band appartenenti al proto punk è evidente, tuttavia le innovazioni stilistiche apportate dagli Who al rock, soprattutto nell'uso della batteria fanno propendere alcune fonti a ritenere che la band appartenga al genere suddetto.

Dopo la scomparsa di Keith Moon, morto nel 1978, e di John Entwistle, nel 2002, Townshend e Daltrey continuano a proporre dal vivo i loro brani più classici, accompagnati da Pino Palladino al basso e Zak Starkey (figlio di Richard, meglio conosciuto come Ringo Starr) alla batteria.

Nel 2006, gli Who hanno pubblicato il loro primo disco registrato in studio da It's Hard del 1982, intitolato Endless Wire.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


The Who - Discografia in studio (no live)

1965 My Generation
1966 A Quick One
1967 The Who Sell Out
1969 Tommy
1971 Who's Next
1973 Quadrophenia
1975 The Who by Numbers
1978 Who Are You
1981 Face Dances
1982 It's Hard
2006 Endless Wire

Spike Lee




« Ho sempre ambito, nel caso in cui avessi avuto successo, a tentare di fare un ritratto più veritiero, al negativo e al positivo, degli afroamericani. Non credo che sia necessariamente veritiero, né d'altro canto ha grossa tensione drammatica, un mondo in cui la gente è buona o cattiva al 100% »





Shelton Jackson Lee (soprannominato Spike) (Atlanta, 20 marzo 1957) è un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico, nonché scrittore statunitense. È inoltre insegnante di cinema alla New York University e un documentarista.

È considerato il più celebre regista afroamericano. I suoi film trattano temi politici e sociali, quali il razzismo, le relazioni interrazziali, la violenza e la droga.

La sua casa di produzione si chiama 40 Acres & A Mule Filmworks. Il nome deriva dalla promessa fatta agli schiavi africani alla fine dello schiavismo, vale a dire 40 acri di terra e un mulo. La promessa non fu mai mantenuta.
Ha diretto anche una serie di spot per la Nike, con protagonista l'amico Michael Jordan. In questi spot Lee recitò la parte di Mars Blackmon, personaggio già interpretato in Lola Darling. Ha inoltre diretto molti videoclip, per cantanti quali Tracy Chapman, Stevie Wonder, Prince, Michael Jackson, Eros Ramazzotti e per gruppi quali i Public Enemy.

Ha ricevuto 2 nomination agli Oscar: per il documentario 4 Little Girls e per la sceneggiatura di Fa' la cosa giusta. Nel 2003 ha ricevuto il Premio César alla carriera.

Nel 2005 ha pubblicato la sua autobiografia, intitolata Questa è la mia storia e non ne cambio una virgola. Sulla Hollywood Walk of Fame è presente una stella con il suo nome.

Nei titoli di testa dei suoi film appare sempre la scritta A Spike Lee Joint.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

mercoledì 5 dicembre 2007

Il Grande Cinema Italiano



Una raccolta di film a partire dalla fine degl'anni 40 fino a metà degl'anni 70, il periodo "d'oro " del cinema Italiano. Dopo gli anni 80 il cinema italiano si è ripreso raggiungendo ottimi livelli, così abbiamo deciso che pubblicheremo una seconda raccolta che va dagl'anni 90 fino ad oggi.


Vogliate scusarci se abbiamo omesso "qualche" film di grande rilievo e si prega di farne nota.


« Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »

(François Truffaut)

martedì 4 dicembre 2007

John "Bonzo" Bonham


"Desideriamo comunicare, in piena armonia tra noi stessi ed il nostro manager, che per la perdita del nostro caro amico e per il profondo rispetto che nutriamo verso di lui e la sua famiglia, non possiamo più continuare come prima." (Jimmy Page)

Era il 4 dicembre 1980 e si scioglieva una delle band musicali più influenti e apprezzate del secolo scorso. Oggi a 27 anni esatti dalla loro separazione e in attesa della reunion che si terrà fra 8 giorni a Londra, vogliamo ricordare uno dei batteristi che è meritatamente entrato nel mito della musica:
John Bonham.
Caratterizzato da uno stile personale, creativo ed estremamente incisivo, Bonzo ha dato una svolta radicale alla musica rock, e non solo, consacrando definitivamente il potenziale solista di uno strumento fino ad allora emarginato, salvo rarissimi casi, a semplice mezzo di accompagnamento. Sebbene autodidatta, aveva una grande tecnica e ha creato dei grooves che risultano ancora attuali e che, a quasi quarant'anni di distanza, continuano ad influenzare batteristi di ogni genere.

"Agli inizi ero interessato alle partiture musicali ed ero abbastanza bravo e veloce nella lettura, ma quando cominciai a suonare con i gruppi feci l'enorme sbaglio di abbandonare lo studio. Credo che sia fantastico essere capaci di scrivere le proprie idee in forma musicale, ma credo anche che nella batteria il feeling sia molto più importante della mera tecnica: è fantastico suonare un triplo paradiddle… ma chi si accorge veramente che lo stai facendo? Se fai troppa attenzione alla tecnica, finisce che inizierai a suonare come ogni altro batterista. Credo che quello che conti veramente sia essere originale. Quando ascolto altri batteristi, mi piace poter dire "Wow… carina questa cosa, non l'avevo mai sentita prima!. Credo che essere te stesso come batterista sia molto più importante che suonare come chiunque altro".
Il fattore dell'accordatura delle pelli e persino l'inclinazione delle bacchette durante l'assestamento del colpo sono senz'altro alla base del suono unico e perfettamente riconoscibile che produceva ed è stato uno dei primi batteristi ad usare tamburi con misure molto grandi (la sua grancassa aveva un diametro di 26 pollici, quasi 65 centimetri). Non aveva, per sua stessa ammissione, una particolare passione per i piatti, e nel primo periodo utilizzò addirittura un Tom-tom solo. La cosa più particolare del suo set, però, erano i timpani da banda collocati alla sua sinistra.
Celeberrima inoltre Moby Dick, brano strumentale dove Bonham esegue un assolo di batteria divenuto leggendario. Tale assolo divenne da subito uno dei momenti cardine nelle eccezionali esibizioni dal vivo dei Led Zeppelin, tanto amato dai fans al punto da risultare una delle poche presenze fisse nelle scalette durante l'intera storia del gruppo: la ragione di ciò, prima che nella teatralità delle sue costruzioni tamburistiche, è da riscontrarsi principalmente nell'armonia, nella timbrica e nell'inconfondibile sonorità che conferiva alle sue improvvisazioni, fino ad allora ritenute impensabili da concepire con uno strumento dal suono "sordo" come la batteria. Accadeva spesso che Bonham eseguisse gli assoli persino colpendo a mani nude tanto le pelli quanto i piatti, per conferire uno stile più percussivo al suo sound.
Durante i primi tour dei Led Zeppelin, Bonham prese in considerazione l'ipotesi di munire la sua batteria di doppia cassa. A farlo desistere dal proposito fu Robert Plant, che quando la questione venne posta gli rispose "Ed a cosa ti serve? Con una sola cassa fai già il doppio di quello che gli altri fanno con due".

Altre star dicevano di lui:
-Jimi Hendrix: "Ragazzo, il tuo piede destro è più veloce di quello di un coniglio!"
-Charlie Watts (The Rolling Stones) : "John Bonham... non ne trovi un'altro come lui."

John Henry Bonham
(Redditch, 31 maggio 1948 – Windsor, 25 settembre 1980)

Fonti Wikipedia




domenica 2 dicembre 2007

Il concerto dei Genesis su Italia Uno



Ancora incerta la data dell'uscita del concerto in Dvd , si suppone intorno al periodo natalizio, ma più che certa è la trasmissione dell'evento su ItaliaUno.

Mercoledi 4 dicembre h23.54 verrà trasmesso il telecomcerto dei Genesis avuto luogo il 14 luglio 2007 al Circo Massimo (Roma).