martedì 30 giugno 2009

Into The Wild

Nel 1990 il 22enne Chris Mcandless lascia il suo paese d'origine (Georgia) e, creandosi una nuova identità, evade dalla famiglia e da tutti i suoi beni materiali per iniziare un viaggio alla ricerca della libertà e della natura, preferendo principalmente una meta: L'Alaska.

Tratto dal romanzo di John Krakauer, è, sotto le cadenze di un film on the road, un potente ritratto dell'anima di un uomo. Caratterizzato da un passo lento ma deciso, la sceneggiatura di Penn, come la regia, adotta uno stile classico e originale al tempo stesso, frutto di una serie di esperienze cinematografiche qui abilmente integrate. Nel tracciare la figura di un giovane smanioso di trovare la libertà, Penn costruisce un film antropologico che si presta a diverse chiavi di lettura: politica, filosofica, religiosa, sociologica.

Un'opera sincera, coraggiosa, attuale più che mai. A tratti divertente ed euforico in superficie, ne rivela in seguito il carattere amaro e dolente nel fondo. I paesaggi, bellissimi e splendidamente fotografati da Eric Autier, riflettono l'interiorità del protagonista lungo tutto il suo cammino. Nonostante la lunghezza e qualche impercettibile dose di ruffianeria, funziona, coinvolge, sorprende e commuove. E' un inno alla libertà e alla gioia di vivere, un trattato sulla consapevolezza di essere uominie non dei meccanici prodotti della nostra società. Sullo sfondo di una natura pura, incontaminata dalle scorie nocive dell'umana società, Penn avanza una tesi utopica sulla volontà di riuscire a cambiare la propria posizione, sociale e morale, politica e spirituale. Nel farlo, si sente la mano di un regista energico, che rifiuta qualsiasi inibizione, instaurando la consapevolezza di ricevere un messaggio, più o meno interpretabile, deciso, forte, sincero. Nello scavare a fondo sulle complesse ragioni che portano Chris a svegliarsi da un opprimente incubo ad occhi aperti, la sceneggiatura procede lentamente, lasciando ampio spazio ad aneddoti crepuscolari e malinconici, creando un'atmosfera di rara suggestione. Non vi sono compiacimenti in questa solitaria e impassibile odissea dello spirito, ma solo un'autentica gioia di narrare e mostrare, eliminando costantemente il dubbio di qualsiasi indecisione stilistica. Nell'affrontare alcuni temi (rapporto con la famiglia, voglia di evadere, critica alla società) può risultare a tratti forzata e un pò troppo programmatica la sua struttura, ma sono difetti che si dissolvono facilmente nella grazia di un tocco magico, diretto e inimitabile. Attraverso una calcolata naturalezza, una sensibilità ipereccitata e uno sguardolucido, lo spettatore si immedesima facilmente nel protagonista, provando piacere nel partecipare attivamente al suo vagabondaggio reale, morale ed esistenziale. Penn partecipa con il suo carattere onnivoro, utilizzando tutte le cifre stilistiche a sua disposizione: primi piani, ralenty, split-screen, carrellate aeree; un'ammirevole tecnica di brio audiovisivo che, sorprendentemente, stimola lo spettatore in più di un'occasione, con la memorabile scena in cui un orso fiuta il protagonista, lo guarda e lo lascia libero; qui la natura, più che cattiva, è impassibile al suo destino.


Danilo Cristaldi

giovedì 9 aprile 2009

Quiz musica: The AC/DC


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giovedì 26 marzo 2009

Shine a Light


L’unica rock band al mondo capace di confutare il tempo, restando immune alle modificazioni che quest’ultimo può causare, dà vita a quello che è forse il più bel documentario su un concerto della storia del cinema. Probabilmente saranno cambiati i volti, ma non la musica in questo storico gruppo dalla matrice blues, che usa il palcoscenico in tutte le sue forme, considerando lo spettacolo una componente predominante di un concerto. E’, proprio per questo, considerata una delle rock band più coinvolgenti dal vivo; rende palpitante, attraverso la sua energia, la voglia di fare musica e spettacolo, facendo quasi dimenticare che coloro che si muovono sul palco hanno la veneranda età di oltre 60 anni; il filtro della memoria non li scalfisce, anzi, li “illumina” in tutti i sensi, come il titolo suggerisce. L’energia, qualità che certo non manca ai Rolling Stones, non è solo presente nella musica, ma anche nella genialità visiva di M. Scorsese, regista energico per eccellenza. Con il considerevole apporto di 17 telecamere, infatti, le vorticose immagini fuoriescono da una staticità che molte volte è il limite di un concerto filmato, e la visione appare unica nella sua espressiva dinamicità. Oltre alle riprese, altri pilastri fondamentali sono le luci e i colori di R. Richardson, con un montaggio tipico scorse siano di D. Tedeschi. Chi ha avuto la fortuna di assistere (da vicino) ad un concerto dei Rolling Stones potrà facilmente ammettere che è la cosa che gli si avvicina di più, considerando che lo schermo e la realtà sono due cose ben diverse.



Recensione a cura di Danilo Cristaldi

sabato 21 febbraio 2009

Led Zeppelin - "Thank You" live at the BBC '69-'71

Quando ci troviamo ad ascoltare un live, in linea di massima e a nostro modesto parere, siamo d'accordo per esperienza che il brano originale sia difficilmente superabile dalla corrispettiva interpretazione dal vivo, ma nel caso dei Led Zeppelin questo, ormai automatico, pregiudizio viene a cadere.
Tutto merito naturalmente delle eccelse doti tecniche e artistiche del quartetto britannico che non a caso sono ritenuti come una delle migliori live band che abbia mai calcato i palchi di mezzo mondo.
Anche in questo caso comunque il live non supera l'originale, ma la qualità e la differente interpretazione del live la portano alla stregua di quella in studio.
Aprite bene le orecchie perchè Jimmy è nel periodo più florido della sua carriera e il suo assolo di chitarra è proprio da favola.
P.S. anche Bonzo come al solito non scherza mica......



Il brano è contenuto nel doppio cd "BBC SESSION"

Disco 1

  1. 'You Shook Me' (Dixon-Lenoir) - 5:14
  2. 'I Can't Quit You Baby' (Dixon) – 4:22
  3. 'Communication Breakdown' (Bonham/Jones/Page) – 3:12
  4. 'Dazed and Confused' (Page) – 6:39
  5. 'The Girl I Love She got Long Black Wavy Hair' (Page/Plant/Jones/Bonham/Estes) – 3:00
  6. 'What Is and What Should Never Be' (Page/Plant) – 4:20
  7. 'Communication Breakdown' (Bonham/Jones/Page) – 2:40
  8. 'Travelling Riverside Blues' (Johnson/Page/Plant) – 5:12
  9. 'Whole Lotta Love' (Bonham/Jones/Page/Plant) – 6:09
  10. 'Somethin' Else' (Cochran/Sheeley) – 2:06
  11. 'Communication Breakdown' (Bonham/Jones/Page) – 3:05
  12. 'I Can't Quit You Baby' (Dixon) – 6:21
  13. 'You Shook Me' (Dixon/Lenoir) – 10:19
  14. 'How Many More Times" (Bonham/Jones/Page) – 11:51

Disco 2

  1. 'Immigrant Song' (Page/Plant) – 3:20
  2. 'Heartbreaker' (Bonham/Jones/Page/Plant) – 5:16
  3. 'Since I've Been Loving You' (Jones/Page/Plant) – 6:56
  4. 'Black Dog' (Jones/Page/Plant) – 5:17
  5. 'Dazed and Confused' (Page) – 18:36
  6. 'Stairway to Heaven' (Page/Plant) – 8:49
  7. 'Going to California' (Page/Plant) – 3:54
  8. 'That's the Way'(Page/Plant) – 5:43
  9. 'Whole Lotta Love' (Bonham/Jones/Page/Plant) meddley che include ( Boogie Chillun' di John Lee Hooker, Fixin' to Die di Bukkah White, That's Alright Mama di Arthur Crudup e A Mess of Blues di Doc Pomus e Mort Shuman – 13:45
  10. 'Thank You' (Page/Plant) – 6:37

a cura di Mash

sabato 14 febbraio 2009

Sangue blu di Robert Hamer

1868, in un carcere inglese un Lord, aspetta la sua esecuzione

Trama: 1868, in un carcere inglese un Lord, Louis D'Ascoyne Mazzini, aspetta la sua esecuzione per un delitto non commesso scrivendo della sua vita, del suo amore e di come, molto abilmente, è riuscito a sbarazzarsi di ben 8 consaguinei eredi al titolo di Duca di Chalfont. Sul filo del rasoio arriva la prova che lo scagiona, esce, si trova ad un bivio ma al momento di scegliere arriva un'amara consapevolezza.


Sceneggiato da John Dighton ispirandosi a un romanzo di Roy Horniman, Sangue blu è una notevolissima pellicola della commedia nera uscita negli anni del dopoguerra. Alimentato da una forte vena satirica, di critica verso l’inumana e arrogante borghesia inglese (non tutta comunque) e da un cinico atteggiamento verso la vita, il film procede spedito grazie anche alla narrazione del protagonista che in maniera sintetica ma esauriente ci guida all’interno della sua prospettiva. Nonostante vanti oltre mezzo secolo di vita, come un vino buono non sembra sentire il peso degli anni, anzi. Il giovane D'Ascoyne con la sua faccia di bronzo, inesorabile nella sua vendetta ma circondato da un’alone di malsana simpatia, è egregiamente rappresentato dal poco noto attore Dennis Price.
A parte la subdola, mischina e materialista donnina Sibella di cui è invagito il protagonista e qualche attore secondario (come il buffo rettore carcerario) il cast è dominato dal camaleontico Alec Guinness. Sono infatti ben 8 i personaggi, da eliminare, interpretati dall’attore inglese che riesce nonostante il trucco non eccessivo a fuorviare gli spettatori non attenti; l’unico segnale a tal proposito viene da una alquanto brutta Lady Agatha. Guinness otterrà solo il titolo di miglior attore dalla National Board of Review Awards 1950.
La regia di Robert Hamer, con cui in seguito Guinness collaborerà ad altri film, d'impronta classica e teatrale è comunque zelante e sorretta da un’ottima fotografia affidata al grande Douglas Slocombe; tiene perfettamente i tempi di una commedia in stile Old British ed è forse il miglior risultato del regista inglese.
Musiche a cura di Ernest Irving dal Don Giovanni di Mozart.
Segnaliamo infine la differenza del cognome dalla lingua originale, ossia Mazzini, con quello scelto per il doppiaggio italiano e cioè Martinez. Questo fa pensare che forse ai nostri distributori non è piaciuto che questo elegante assassino avesse origini nostrane, pensando bene di cambiarle scegliendo quelle dei nostri vicini spagnoli; forse al pubblico avrebbe dato fastidio di avere un assassino in casa?
Non è un film che ebbe molto eco a livello internazionale e che tuttora resta alquanto anonimo, ma come al solito il successo non è mai proporzionale al valore, in quanto è più che meritiero di essere visto, anche più volte. Non a caso nel 1999 il British Film Institute l'ha inserito al sesto posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.

SCHEDA: Sangue blu
Titolo originale:
'Kind Hearts and Coronets'
Paese: UK
Anno: 1949

Durata 106'
Colore: B/N
Genere: Commedia - commedia nera
Regia: Robert Hamer

Sceneggiatura: John Dighton
Musiche: Ernest Irving
Montaggio: Peter Tanner

Fotografia: Dougla Slocombe

Cast:
-
Dennis Price (Louis)
-Valerie Hobson (Edith)

-Joan Greenwood (Sibella)

-Alec Guiness (The Duke/The Banker/The Parson/The General/The Admiral/Young Ascoyne/Young Henry/Lady Agatha)

-Audrey Fildes (Mama)



Recensione a cura di Mash