lunedì 14 settembre 2009

In Times Past - Ray Charles in Georgia on my mind

In Times Past - Little Richard in Lucille

giovedì 6 agosto 2009

estratto da "Viaggio al termine della notte" di Louis-Ferdinand Céline


Così a quel proposito mi raccontò che durante la ritirata di Russia, i generali di Napoleone hanno avuto il loro bel daffare per impedirgli di andarsi a far fare un pompino a Varsavia un'ultima suprema volta dalla polacca del suo cuore. Era così, Napoleone, anche in mezzo ai più grandi disastri e sventure. Niente di serio insomma. Anche lui, l'aquila della sua Joséphine! Il fuoco al culo, è il caso di dirlo per e contro tutto. Niente da fare d'altronde fin quando ci hai il gusto di godere e spassartela ed è un gusto che hanno tutti. Ecco la cosà più triste. Non si pensa che a quello! In culla, al caffè, sul trono, nei gabinetti. Dappertutto! Dappertutto! L'uccello! Napoleone o no! Cornuto o no! Prima di tutto godere! Che crepino i quattrocentomila allucinati imberesinati fino al pennacchio! si diceva il grande sconfitto, purché Poleone spari ancora un colpo! Che maiale! E alè! Così è la vita! E' così che tutto finisce! Mica serio!......... ........Mentre il cinema, questo nuovo piccolo stipendiato dei nostri sogni, te lo puoi comprare quello, procurartelo per un'ora o due, come una prostituta. E poi in più di artisti, ai nostri giorni, ne hanno messo dappertutto per precauzione tanto si ci annoia. Anche nelle casa chiuse ne hanno messo di artisti con i loro brividi che traboccano dappertutto e le sincerità che schizzano da un piano all'altro. Fanno vibrare le porte. Vince chi freme di più e con più faccia tosta, di tenerezza, e s'abbandonerà più intensamente del collega. Adesso decorano tanto i vespasiani quant i mattatoi e pure i Monti di pietà, tutto quello per divertirvi, distrarvi, farvi uscire dal vostro Destino. Vivere per vivere, che gattabuia! La vita è una classe in cui la noia è il professore, è lì tutto il tempo che ti spia, bisogna aver l'aria d'essere indaffarati, costi quel che costi, in qualcosa di appassionante, altrimenti arriva e ti mangia il cervello. Un giorno, che sia solo una semplice giornata di 24 ore non è tollerabile. Non dev'essere altro che un lungo piacere quasi insostenibile, una giornata, un lungo coito una giornata, con le buone o con le cattive. Ti vengono anche delle idee spregevoli quando sei frastornato dalla necessità, quando in ognuno dei tuoi secondi si sfracella un desiderio di mille altre cose e altri posti......

Louis-Ferdinand Céline





pubblicato da Mash84

mercoledì 15 luglio 2009

Charlie Chaplin: l'arte della commedia



La perfetta fusione tra dramma e commedia è stata, sin dai tempi dell'antichità, una delle qualità più interessanti e tipiche dell'arte in generale; il concetto per cui si associano i due stili (drammatico e comico) viene comunemente riassunto nel termine “tragicomico”. Per “tragicomico” infatti si intende un qualsiasi componimento teatrale, letterario o cinematografico nel quale a vicende gravi e dolorose proprie della tragedia fanno contrasto, oltre che il lieto fine, spunti e procedimenti propri tradizionalmente della commedia.
Nei numerosi film diretti e interpretati dal grande artista Charlie Chaplin si racchiudono i concetti, le idee e le sensazioni del “tragicomico”; analizzando infatti attentamente le pellicole di Chaplin si percepisce una struttura divertente e spensierata in superficie ma dolente e amara nel fondo, nel quale si avverte un'acuta e graffiante requisitoria contro le malvagità e le insoddisfazioni quotidiane dell'esistenza. Nello studiare la natura “tragicomica” di Charlie Chaplin si deve senza dubbio evidenziare la situazione paradossale che viene a crearsi tra la finzione e la realtà; nel corso della sua vita, infatti, egli ha dovuto patire non poche dolorose vicende, attenuate però dai suoi grandi successi cinematografici. Il personaggio attorno al quale costruì larga parte delle sue sceneggiature, e che gli dette fama universale, fu quello del "vagabondo" ("The Tramp" in inglese; "Charlot" in italiano, francese e spagnolo): un omino dalle raffinate maniere e la dignità di un gentiluomo, vestito di una stretta giacchetta, pantaloni e scarpe più grandi della sua misura, una bombetta e un bastone da passeggio in bambù; tipici del personaggio erano anche i baffetti e l'andatura ondeggiante. L'emotività sentimentale e il malinconico disincanto di fronte alla spietatezza e alle ingiustizie della società moderna, fecero di Charlot l'emblema dell'alienazione umana - in particolare delle classi sociali più emarginate - nell'era del progresso economico e industriale. Attraverso la visione di alcuni dei suoi celebri film (Tempi moderni; La febbre dell'oro; Il monello ecc....) si scopre la qualità fondamentale del suo pensiero: nell'affrontare temi tipici della società del suo tempo (alienazione, crisi economica, critica alla società), Chaplin ricorre ad una piena compenetrazione tra le forme tipiche della tragedia classica e i meccanismi fondamentali della commedia; risiede proprio in questo contrasto l'energia cinematografica di Chaplin, nell'accoppiare, in maniera esemplare, dolore e gioia, ottimismo e crudo realismo, tragedia e commedia. Queste rilevanti qualità vengono racchiuse in uno stile cinematografico classico, semplice e asciutto, senza formalismi o compiacimenti, tutto improntato sulla chiarezza e nitidezza delle immagini, capace di riunire in sè, in una divertente sfilata di cinema, le due facce dell'umanità: il dramma e la commedia.




Danilo Cristaldi

martedì 30 giugno 2009

Into The Wild

Nel 1990 il 22enne Chris Mcandless lascia il suo paese d'origine (Georgia) e, creandosi una nuova identità, evade dalla famiglia e da tutti i suoi beni materiali per iniziare un viaggio alla ricerca della libertà e della natura, preferendo principalmente una meta: L'Alaska.

Tratto dal romanzo di John Krakauer, è, sotto le cadenze di un film on the road, un potente ritratto dell'anima di un uomo. Caratterizzato da un passo lento ma deciso, la sceneggiatura di Penn, come la regia, adotta uno stile classico e originale al tempo stesso, frutto di una serie di esperienze cinematografiche qui abilmente integrate. Nel tracciare la figura di un giovane smanioso di trovare la libertà, Penn costruisce un film antropologico che si presta a diverse chiavi di lettura: politica, filosofica, religiosa, sociologica.

Un'opera sincera, coraggiosa, attuale più che mai. A tratti divertente ed euforico in superficie, ne rivela in seguito il carattere amaro e dolente nel fondo. I paesaggi, bellissimi e splendidamente fotografati da Eric Autier, riflettono l'interiorità del protagonista lungo tutto il suo cammino. Nonostante la lunghezza e qualche impercettibile dose di ruffianeria, funziona, coinvolge, sorprende e commuove. E' un inno alla libertà e alla gioia di vivere, un trattato sulla consapevolezza di essere uominie non dei meccanici prodotti della nostra società. Sullo sfondo di una natura pura, incontaminata dalle scorie nocive dell'umana società, Penn avanza una tesi utopica sulla volontà di riuscire a cambiare la propria posizione, sociale e morale, politica e spirituale. Nel farlo, si sente la mano di un regista energico, che rifiuta qualsiasi inibizione, instaurando la consapevolezza di ricevere un messaggio, più o meno interpretabile, deciso, forte, sincero. Nello scavare a fondo sulle complesse ragioni che portano Chris a svegliarsi da un opprimente incubo ad occhi aperti, la sceneggiatura procede lentamente, lasciando ampio spazio ad aneddoti crepuscolari e malinconici, creando un'atmosfera di rara suggestione. Non vi sono compiacimenti in questa solitaria e impassibile odissea dello spirito, ma solo un'autentica gioia di narrare e mostrare, eliminando costantemente il dubbio di qualsiasi indecisione stilistica. Nell'affrontare alcuni temi (rapporto con la famiglia, voglia di evadere, critica alla società) può risultare a tratti forzata e un pò troppo programmatica la sua struttura, ma sono difetti che si dissolvono facilmente nella grazia di un tocco magico, diretto e inimitabile. Attraverso una calcolata naturalezza, una sensibilità ipereccitata e uno sguardolucido, lo spettatore si immedesima facilmente nel protagonista, provando piacere nel partecipare attivamente al suo vagabondaggio reale, morale ed esistenziale. Penn partecipa con il suo carattere onnivoro, utilizzando tutte le cifre stilistiche a sua disposizione: primi piani, ralenty, split-screen, carrellate aeree; un'ammirevole tecnica di brio audiovisivo che, sorprendentemente, stimola lo spettatore in più di un'occasione, con la memorabile scena in cui un orso fiuta il protagonista, lo guarda e lo lascia libero; qui la natura, più che cattiva, è impassibile al suo destino.


Danilo Cristaldi